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STRUTTURA DI UN CANALE
TELEVISIVO GENERALITA’
L’immagine inquadrata dalla telecamera viene messa a fuoco
sulla superficie fotosensibile del tubo da ripresa e quindi analizzata
secondo linee orizzontali, con una tecnica identica a quella che viene
usata per ricostruire l’immagine nel televisore. L’analisi di ciascuna
riga consiste nel misurare la luminosità, punto dopo punto, muovendosi
da sinistra verso destra. Il segnale elettrico che si ottiene in questo
modo, detto LUMINANZA, oscilla tra due
livelli corrispondenti al NERO (luminosità
nulla) e al BIANCO (luminosità massima).
Alla fine di ogni riga, durante i ritorni, vengono aggiunti al segnale
di luminanza gli impulsi di sincronismo di riga, che si trovano oltre
il nero. Il segnale di luminanza, sommato agli impulsi di sincronismo,
forma il SEGNALE VIDEO COMPOSITO. Nello
standard televisivo più diffuso in Europa, ogni quadro viene analizzato
con 625 linee, in due tempi, durante i quali sono analizzate 312,5 righe,
alternativamente quelle dispari (1,3 ..) e quelle pari (2,,4,…). Tale
modo di analisi è detto a QUADRI INTERLACCIATO, che permette di contenere
lo sfarfallio dell’immagine ricostruita al ricevitore senza incrementare
le frequenze di scansione. Quindi il numero di quadri completi analizzati
in un secondo è di 25, mentre la frequenza di scansione verticale, per
effetto dell’interlacciamento, risulta di 50 Hz.

SEGNALE VIDEO
La trasmissione dell’informazione video viene effettuata
modulando in ampiezza un segnale sinusoidale (PORTANTE
VIDEO), di frequenza notevolmente superiore a 5 MHz, mantenendo
allineati gli impulsi di sincronismo in modo da poter identificare,
al ricevitore, i livelli del bianco e del nero. La portante video viene
“modulata negativamente” per i vantaggi già descritti in precedenza.
La portante video raggiunge la minima ampiezza di (10%) per il livello
del bianco mentre in corrispondenza dei livelli del nero (70%), di spegnimento
(75%) e dei sincronismi raggiunge il 100%. Il segnale video, in base
a quanto visto per la modulazione di ampiezza, occuperebbe una banda
di frequenza pari al doppio della massima frequenza modulante, cioè
10 MHz (2 x 5 MHz). Allo scopo di aumentare il numero dei canali utilizzabili,
si opera una soppressione parziale della banda laterale inferiore raggiungendo
così una larghezza di canale video di 6 MHz.
SEGNALE CROMATICO
Si premette che la massima frequenza contenuta nel segnale
video viene valutata di 5 MHz. Nel caso di trasmissioni a colori, entrambi
i sistemi PAL e SECAM utilizzati in Europa, per essere compatibili con
lo standard bianco/nero, devono impiegare la stessa larghezza di banda
già usata dal segnale di luminanza per inserire l’informazione cromatica.
L’informazione del colore si avvale di due segnali che hanno frequenze
comprese tra 0 e 1,2 MHz. Questi segnali non vengono sommati direttamente
a quello della “luminanza”, nel sistema PAL,
vanno prima a modulare in ampiezza e fase un segnale sinusoidale (sottoportante
di crominanza) del valore di 4,43361875 MHz. I prodotti di questa modulazione,
ovvero le bande laterali, vengono sommati al segnale di luminanza, mentre
la sottoportante di crominanza viene soppressa. Per permettere una agevole
ricostruzione al ricevitore si trasmette “un treno” a frequenza della
sottoportante, avente una durata di 10 periodi (burst), che viene disposto
sul piedistallo posteriore dell’impulso di sincronismo di riga

Il segnale video, nel caso di trasmissioni a colori, continua
perciò ad occupare le frequenze che vanno da 0 a 5 MHz, mentre la sua
ampiezza rimane contenuta entro i livelli del bianco e dei sincronismi.
SEGNALE AUDIO
Mentre l’informazione audio che accompagna l’immagine
viene effettuata modulando in frequenza la portante audio (Pa). Questa
deve trovarsi, assieme ai prodotti di modulazione, al di fuori del canale
video, ma più possibile vicino ad esso. Per soddisfare queste condizioni
viene assunta, per la portante audio, una frequenza superiore a quella
della portante video esattamente a 5,5 MHz. Essendo la massima frequenza
modulante di 10 KHz e la deviazione massima di frequenza di (rf)
di 50 KHz, la larghezza del canale audio risulta di circa 120 KHz. Adottando
le due bande di guardia alle estremità dello spettro di frequenza occupate
dalle informazioni video e audio, la larghezza del canale televisivo
ammonta complessivamente a 7 MHz. Tale è quindi la distanza minima che
deve separare due canali adiacenti: questo valore viene assunto come
distanza tra i canali televisivi irradiati nella gamma VHF. Per la gamma
UHF, a causa della minore selettività che i gruppi di sintonia presentano
alle alte frequenze, la distanza di separazione viene innalzata a 8
MHz.

PROPAGAZIONE
DELLE ONDE ELETTROMAGNETICHE
Consideriamo i percorsi attraverso cui l’energia irradiata
da un’antenna trasmittente può raggiungere un’antenna ricevente.
PER ONDA DI SUPERFICIE
Essa ha importanza soprattutto nel campo delle onde medie e lunghe.
Infatti, se nella banda VLF (3÷30 KHz) le onde si propagano in superficie
senza apprezzabile attenuazione per migliaia di chilometri, al crescere
della frequenza aumentano le perdite causate dal terreno e la propagazione
è possibile solo su distanze progressivamente inferiori. l’attenuazione
del campo e.m. è maggiore per la polarizzazione verticale che orizzontale,
inoltre, l’attenuazione del terreno è maggiore che sull’acqua. A frequenze
superiori diminuisce l’effetto delle caratteristiche del suolo e della
polarizzazione, però si fa sentire l’influenza sia delle irregolarità
del terreno sia della rifrazione della troposfera.
PER ONDA DIRETTA
E’ il principale modo di propagazione per le frequenze maggiori 30
MHz. Si verifica quando il ricevitore è nella visuale del trasmettitore,
nella regione di atmosfera non ionizzata. La propagazione è molto simile
a quella che si ha nello spazio libero, però la presenza di atmosfera
modifica le caratteristiche della propagazione. La presenza dell’atmosfera
causa un incurvamento della direzione di propagazione, dovuto al variare
dell’indice di rifrazione con l’altezza. L’incurvamento può consentire
comunicazioni fra punti oltre all’orizzonte ottico determinato dalla
curvatura della terra.
PER ONDA RIFLESSA
Si verifica quando il terreno o altri ostacoli o la troposfera riflettono
l’onda trasmessa nella direzione del ricevitore. La propagazione dipende
dalle caratteristiche della superficie riflettente e può rappresentare
una possibile comunicazione quando il ricevitore non è nell’angolo visivo
del trasmettitore.
PER ONDA IONOSFERICA
Si verifica quando il percorso fra il trasmettitore e ricevitore interessa
la ionosfera, dalla quale è riflessa l'onda incidente. Consente la trasmissione
di energia elettromagnetica in modo regolare a grande distanza dal trasmettitore
nella banda di frequenze HF (3÷30 MHz). La ionosfera è quella parte
dell’atmosfera in cui sono presenti ioni ed elettroni in numero sufficienti
da influire sulla propagazione delle onde e.m.; si trova ad un’altezza
dal suolo di oltre 50 Km. 5)
PER DIFFRAZIONE E SCATTERING
La DIFFRAZIONE è il fenomeno per cui un’onda,
intercettata da un ostacolo o dal bordo di un oggetto, è reirradiata
sotto forma di onde elementari emesse nel punto di incidenza (principio
di Huyghens). Pertanto le onde e.m. possono raggiungere un ricevitore
R che si trova oltre l’angolo visivo del trasmettitore, limitato dalla
curvatura terrestre.
LO SCATTERING (o diffusione)
E’ il fenomeno per cui un’onda e.m. viene diffusa nelle varie direzioni
da molecole, particelle e irregolarità del terreno, dell’atmosfera non
ionizzata o dalla ionosfera. Come la diffrazione, anche lo scattering
nella troposfera o nella ionosfera consente le comunicazioni oltre la
linea dell’orizzonte in alta frequenza (oltre 30 MHz).
FADING
Si definisce fading o affievolimento la fluttuazione casuale del segnale
ricevuto. Esso è dovuto a: Attenuazione variabile del segnale a causa
delle variazioni nel tempo delle caratteristiche del mezzo di propagazione.
L’attenuazione dovuta all’assorbimento di energia da parte del mezzo
può variare da un’ora ad un’altra; Interferenza fra onde che arrivano
al ricevitore seguendo percorsi diversi. Si tratta di variazioni rapide
che influiscono sulle caratteristiche non solo di ampiezza ma anche
di frequenza del segnale.
RUMORE
Il rumore (o noise) è un segnale, di andamento casuale
nel tempo, che si sovrappone al segnale utile e pertanto ne influenza
l’intelligibilità; pertanto si ha un limite al di sotto del quale il
segnale utile non è più rilevabile in modo soddisfacente. Il rumore
può essere di origine ESTERNA quando è
causato da onde e.m. prodotte da scariche atmosferiche, la sua energia
è distribuita al di sotto di 50 MHz, oppure di origine INTERNA quando
dipende dalle caratteristiche intrinseche dei componenti dei circuiti.
Il RAPPORTO Segnale /Rumore (S/N) è definito come il rapporto
(espresso in dB) fra la potenza del segnale utile e la potenza del rumore.
CAMPO
DI INDUZIONE E DI RADIAZIONE.
La distinzione fra zona di “campo di radiazione” e “campo
di induzione” o (campo vicino) dipende dalle dimensioni della sorgente
e dalla lunghezza d’onda. Per dimensioni della sorgente si deve intendere
la massima dimensione lineare della sua parte radiante (D). Si consideri
la distanza Rl, definita come la maggiore
fra le due quantità.

CAMPO DI RADIAZIONE
Campo di interesse per le telecomunicazioni dove la distanza
dalla sorgente è maggiore di Rl.
In tale spazio l’energia emessa dall’antenna, lascia definitivamente
la sorgente, allontanandosene a velocità V (freq.•l)
tramite i meccanismi di generazione mutua fra il campo elettrico e magnetico.
I fronti d’onda (superfici sulle quali i campi vibrano con la stessa
fase) sono superfici concentriche con il centro sull’antenna. Il campo
elettrico E ed magnetico H sono perpendicolari fra di loro e perpendicolari
alla direzione di propagazione; cioè E ed H giacciono sul piano tangente
al fronte d’onda. Il piano individuato dalla direzione di propagazione
e dal vettore E si dice PIANO DI POLARIZZAZIONE.
Se tale piano non muta giacitura al passare del tempo e l’onda si propaga,
l’onda è detta Polarizzazione Rettilinea. Se invece il vettore E ( e
quindi in ogni caso anche H perpendicolare ad E) ruota al passare del
tempo e all’avanzare del fronte d’onda compie una rotazione completa
in un periodo T si dice che l’onda ha Polarizzazione Ellittica. Se in
particolare, i vettori E ed H ruotano mantenendo il modulo costante
si parla di Polarizzazione Circolare.
IL CAMPO DI INDUZIONE
Distanza dalla sorgente minore di Rl.
La zona di campo induttivo risulta praticamente confinata nei pressi
dell’antenna si ha che ad esso non è associata potenza irradiata. Il
generatore non è soggetto ad una continua erogazione di energia. Solo
se nel campo induttivo sono presenti corpi dissipativi, ci sarà passaggio
di energia dal generatore al campo e da questo al corpo. Il campo elettrico
e magnetico assumono configurazioni molto complesse, essi non risultano
legati da un rapporto costante, né esiste una maniera semplice per dedurre
l’uno dall’altro. Questa zona è di grande importanza protezionistica
poiché qui si presentano i valori più elevati del campo elettrico e
magnetico.
Determinazione del campo lontano prodotto
da sorgenti
Espressioni generali In questo paragrafo si farà riferimento
a propagazione a grande distanza. Questo è forse un caso semplice ma
certamente utile per un’analisi qualitativa, a patto di utilizzare le
formule con opportuna cautela, qualora ci si riferisca a situazioni
differenti. a grande distanza ovvero per r »l
e r » D portano alle seguenti espressioni:

Le intensità di E ed H sono legate dalla relazione

Dal teorema di Poynting si ottiene:
E ^ H (w/m²)
S : valore medio, in un periodo, della potenza che attraversa
l’unità di superficie normale alla direzione di propagazione.

La potenza Pi emessa da un’antenna che irradi ugualmente
in tutte le direzioni (antenna isotropica), può essere messa in relazione
con la densità di potenza S e con il campo elettrico E. Ad una distanza
r dall’antenna, la potenza si distribuisce su una superficie sferica
di raggio r, si ha

E.R.P. = P*G definito come
potenza effettiva irradiata (Effective Radiated Power ) Otteniamo

Noti quindi il guadagno e la potenza che alimenta l'antenna
sì ottiene il campo elettrico in un punto dello spazio. Possiamo scrivere
la formula precedente in una più conveniente, esprimendo la potenza
in Kw, la distanza in Km e il campo elettrico in mV/m
G : guadagno dell’antenna Tx rispetto al radiatore isotropico.
cconti
MODULAZIONE DI AMPIEZZA GENERALITA’
La modulazione consiste nel modificare le caratteristiche
di un segnale detto PORTANTE (carrier),
in funzione di un altro segnale, detto MODULANTE
(modulating signal), la forma d’onda che si ottiene è detta SEGNALE
MODULATO (modulated signal). La demodulazione consiste nel processo
con cui dal segnale modulato si estrae il segnale modulante. Lo scopo
della modulazione è di trasformare un segnale in un altro di forma più
opportuna, in modo da renderlo atto ad essere trasmesso a distanza.
CARATTERISTICHE DELLA MODULAZIONE DI AMPIEZZA (A.M.)
Consiste nel variare nel tempo, l’ampiezza di un segnale, detto PORTANTE
in funziona del segnale detto MODULANTE.
La modulazione A.M. è largamente diffusa
per i vantaggi che offre: semplicità dei circuiti di modulazione e demodulazione
e buona utilizzazione dello spettro.

Segnale modulante:
Segnale portante: 
Segnale modulato in ampiezza avrà espressione:

dove il fattore di proporzionalità Ka determina la massima variazione
di ampiezza Ka *Vm causata dal segnale modulante
in ampiezza Vm.

Possiamo riscrivere la precedente relazione del segnale
modulato


L’indice di modulazione m è compreso fra 0 e 1 (0% ÷ 100%). Se m >
1 l’onda modulata è distorta (sovramodulazione). Quando la modulazione
è asimmetrica, possiamo definire:


SPETTRO DI UN’ONDA MODULATA IN AMPIEZZA
Possiamo riscrivere la relazione dell’onda modulata A.M. in una forma
più utile
da cui si deduce lo spettro di frequenza dell’onda modulata.
Il 1° termine è la portante di frequenza fp;
il 2° è di freq. (fp - fm) detto RIGA LATERALE INFERIORE;
il 3° è di freq. (fp + fm) detto RIGA LATERALE SUPERIORE
Spettro
di un'onda modulata in ampiezza
Più in generale, in presenza di un segnale complesso si parla di banda
laterale inferiore e banda laterale superiore

POTENZA DI UN’ONDA MODULATA IN AMPIEZZA Se indichiamo Pp la potenza
della portante, le righe laterali destra e sinistra, che portano l’informazione,
sono caratterizzate da una potenza:

La potenza relativa all’onda modulata è :

Si nota che al massimo, ogni riga laterale porta un quarto della potenza
della portante. MODULAZIONE A DOPPIA BANDA, CON SOPPRESSIONE DELLA PORTANTE
(DSB) E’ caratterizzata dalla soppressione della portante.
Questo tipo di modulazione consente di risparmiare potenza, senza pregiudicare
la trasmissione dell’informazione che è contenuta nelle bande laterali.
La potenza di picco necessaria per trasmettere il segnale modulante
è un quarto di quella necessaria nella AM convenzionale; infatti l’espressione
di un segnale DSB è la seguente:

L’inconveniente della DSB consiste nella necessità di ricostruire la
portante in ricezione, per permettere la demodulazione, ed è difficile
il reinserimento esatto, senza che si abbiano distorsioni. Spesso in
pratica, non si elimina completamente la portante, ma la si trasmette
ad un livello ridotto, in modo da facilitare la reintegrazione in ricezione.

MODULAZIONE A BANDA LATERALE UNICA (S.S.B.)
In questo tipo di modulazione, indicata anche come BLU (banda laterale
Unica) o SSB (Single Side Band), si sopprimono la portante ed una banda
laterale; si hanno la LSB (Lower Side Band), quando si trasmette la
banda laterale inferiore, e la USB (Upper Side Band), quando si trasmette
la banda laterale superiore.
La soppressione di una banda, oltre che della portante, è possibile
in quanto tutta l’informazione è portata da ciascuna delle due bande
laterali, e pertanto l’eliminazione di una non pregiudica il contenuto.
L’espressione di un’onda modulata in SSB (caso di USB) è :

Si rappresenta la forma d’onda e lo spettro di un’onda modulata in
SSB.

I vantaggi della modulazione SSB sono:
1) La potenza di picco necessaria per trasmettere un’informazione in
SSB è più bassa di quella necessaria in DSB ed in AM convenzionale;
2) La banda occupata è la metà che in DSB ed in AM;
3) Sono minimi gli effetti dell’affievolimento (fading); L’inconveniente
della SSB è lo stesso della DSB: difficoltà a reinserire la portante,
in modo da potere demodulare il segnale trasmesso senza distorsione.
La SSB è usata nelle trasmissioni audio in cui interessa solo l’intelligibilità.
Infatti in questo caso la tolleranza è più ampia.
La convenienza dell’uso della SSB nei confronti della AM convenzionale
dipende dalle applicazioni: impiegando la SSB è più complesso il ricevitore,
ma più piccolo e semplice in trasmettitore.
Ad esempio nelle radiodiffusioni, in cui un solo trasmettitore deve
servire moltissimi ricevitori, la AM convenzionale è largamente usata;
nel caso invece in cui è necessario la presenza di un trasmettitore
semplice si impiega la modulazione SSB.
MODULAZIONE DI AMPIEZZA A BANDA LATERALE PARZIALMENTA SOPPRESSA (VSB)
E’ detta anche VSB, (Vestigial Side Band).
La VSB può essere ritenuta derivata dalla DSB (Double Side Band) nel
senso che un’onda modulata in DSB viene fatta passare attraverso un
filtro PASSA ALTO.
La VSB ha caratteristiche intermedie fra DSB e SSB, a seconda del tipo
di filtro usato.
Rispetto alla AM convenzionale si hanno i seguenti vantaggi:
La banda occupata è ridotta;
La potenza richiesta per trasmettere l’informazione è inferiore.
La VSB è usata nelle trasmissioni televisive, in cui sono importanti
la riduzione della banda occupata, già di per se molto ampia, e la semplicità
del demodulatore.
In particolare nelle trasmissioni TV avviene la modulazione negativa
in cui l’ampiezza del segnale modulato è tanto minore dell’ampiezza
della portante quanto maggiore è il segnale modulante.
Si fanno corrispondere le zone più luminose dell’immagine al 10% dell’ampiezza
della portante non modulata, e tale valore è detto livello del bianco.
Il livello del nero, corrispondente alle zone più scure dell’immagine,
è uguale al 75% dell’ampiezza della portante non modulata.
La modulazione negativa usa per i seguenti motivi:
I disturbi, sovrapponendosi al segnale ne aumentano il livello, spostandolo
verso la regione del nero comportando un effetto meno sgradevole di
un aumento della luminosità che si avrebbe se la modulazione fosse positiva.
Il trasmettitore irradia la massima potenza solo in corrispondenza
degli impulsi di sincronismo e si ha pertanto un risparmio di potenza
rispetto alla modulazione normale.
iMODULAZIONE
D’ANGOLO ( Modulazione
di frequenza e di Fase)
Il segnale portante può essere rappresentato dalla relazione


L’angolo della portante può essere variato in due modi:
1) Variando la frequenza w=2pfreq;
si ottiene la Modulazione di Frequenza (FM)
2) Variando la fase q
si ottiene la modulazione di fase PM (Phase Modulation) MODULAZIONE
DI FREQUENZA
La modulazione di frequenza si ottiene variando la frequenza istantanea
della portante in funzione dell’informazione.
Indichiamo il segnale modulante: 
La pulsazione e la frequenza istantanee della portante diventano:

(dividiamo per 2p)

Kf : rappresenta la costante di proporzionalità caratteristica del
modulatore;
DEVIAZIONE DI FREQUENZA: Indica la massima differenza fra la frequenza
della portante modulata e la frequenza della portante non modulata.
Più in generale possiamo rappresentare un segnale modulato in frequenza
con la seguente relazione

Il rapportoDf/fm
= mf è detto INDICE DI MODULAZIONE
LO SPETTRO di un segnale modulato in FM si ottiene sviluppando la relazione
precedente in serie di BESSEL.

Il 1° termine rappresenta la portante; gli altri termini rappresentano
le componenti laterali, spaziate le une dalle altre di
wm e di ampiezza determinata dalle
funzioni di Bessel.
Le funzioni di Bessel, quindi l’ampiezza delle componenti laterali,
sono funzione dell’indice di modulazione mf
Osservazioni:
1) Le ampiezze delle componenti laterali sono funzioni di mf . Pertanto,
se mf è piccolo (<0,5), solo le righe laterali di frequenza (fP-fm)
e (fP+fm) hanno ampiezza non trascurabile; al crescere di mf divengono
apprezzabili anche le altre componenti. - A parità di fm , al crescere
dell’ampiezza della modulante, Df e mf aumentano
e perciò lo spettro comprende un numero sempre maggiore di componenti;
A parità dell’ampiezza della modulante, al crescere della frequenza
della frequenza modulante fm, mf diminuisce e perciò lo spettro comprende
sempre meno componenti;
2) L’ampiezza della portante varia come J0 (mf); pertanto, per alcuni
valori di mf detti ZERI DI BESSEL, la portante scompare. Il primo zero
si ha per mf = 2,4. Lo spettro di un segnale FM ha teoricamente una
larghezza infinita; però in pratica, le componenti marginali di ampiezza
inferiori all’1% della portante non sono significative e pertanto la
banda occupata è limitata.
La larghezza di banda approssimativamente risulta:

Nelle trasmissioni F.M. comunemente è : (Df)max
= 75 KHz (fmax) = 15 KHz
Quindi la banda B = 180 KHz
Considerazioni energetiche
L’ampiezza della portante non varia in presenza della modulazione e
pertanto la potenza totale relativa alla portante e alle bande laterali
è uguale alla potenza trasmessa in assenza di modulazione. Al variare
dell’indice di modulazione mf varia la distribuzione dell’energia fra
la portante e le componenti laterali.
Fiab
MODULAZIONE
DI FASE
La modulazione di fase si ottiene variando, in funzione del segnale
modulante, l’angolo della fase qnella relazione
:

Se il segnale modulante vale

Si ha

Doveq0
fase della portante in assenza di modulazione;
KP : costante di proporzionalità caratteristica del modulatore
DqDeviazione di fase, indica
il valore massimo della variazione di fase introdotta dalla modulazione.
Supposto che la fase inizialeq0
= 0
L’espressione della portante modulata in fase diventa:

Più in generale si ha

Si ricava che la frequenza istantanea di un segnale modulato in fase
è:

Spesso il prodotto Dq fm
è chiamato indice di modulazione di frequenza della modulazione di fase,
in quanto indica la massima deviazione di frequenza che subisce la portante
quando viene modulata in fase. La deviazione di frequenza Dq
fm non dipende solo dall’ampiezza
della modulante, ma anche dalla frequenza della modulante stessa (questa
è la principale differenza fra la modulazione di fase e la modulazione
di frequenza).
LO SPETTRO
Lo spettro di un segnale modulato in fase, si ottiene in modo analogo
a quanto fatto per un segnale modulato in frequenza. La larghezza di
banda è data approssimativamente dalla relazione :

Conversione della modulazione di fase in modulazione di frequenza e
viceversa Se si modula in fase non con l’informazione ma con il suo
integrale, si ottiene un segnale modulato in frequenza. Per ottenere
invece un segnale PM mediante un modulatore FM, occorre modulare in
FM con la derivata del segnale modulante.
accMISURE
Consideriamo un generico quadripolo

Il rapporto tra due tensioni V1 e V2 oltre che ad essere
espresso in numero di volte può essere espresso sotto forma logaritmica.

Nel caso interessa fare riferimento a potenze P1 e P2
l’espressione diventa:

Si dimostra che il guadagno in tensione coincide con il guadagno in
Potenza: ricordiamo che


Per la misura dei segnali a radiofrequenza è usato il dBm. Cioè il
rapporto di potenza in dB rispetto alla potenza di 1 mW.

Per le misure di livello è usato è usato il dBmv

Quindi uno stesso segnale può essere misurato sia in dBm che in dBmv.
Per convertire l’uno all’altro si usa la seguente relazione

Dimostrazione: 0 dBm corrisponde ad 1 mW pertanto:


ed esprimendo la tensione V in dBmv si ha

Per le conversioni di cui sopra vengono usate apposite tabelle
& Fiabe
ATTENUAZIONE
DI TRATTA
In un circuito radio costituito da un’antenna trasmittente isotropa,
dal mezzo di propagazione e da un’antenna ricevente, anch’essa isotropa,
è definita attenuazione di tratta il seguente rapporto:
Potenza irradiata dal Trasmettitore ( Pi)
Potenza del segnale all’antenna ricevente senza perdite circuitali
( Pa)
Ad una distanza (d) molto maggiore della lunghezza d’onda
l la
potenza disponibile ai terminali dell’antenna ( Pa) è data da:

Esprimendo in dB


Oppure una formula più utile

I risultati di tali espressioni si trovano sotto forma
di tabelle.ti &
Fiabe
Radiatore Isotropico: Antenna che irradia la potenza ugualmente
in tutte le direzioni.
In pratica, l’intensità del campo irradiato dalle antenne reali varia
con la direzione; il comportamento è rappresentato mediante i solidi
di radiazione ed i diagrammi di radiazione.
SOLIDO DI RADIAZIONE:
Si costruisce riportando, con l’origine nell’antenna, nelle diverse
direzioni segmenti di lunghezza proporzionale alle intensità di campo
E nelle direzioni stesse, misurate su una superficie sferica di raggio
r.
DIAGRAMMI DI RADIAZIONE:
Sono curve che si ottengono sezionando il solido di radiazione con
opportuni piani.
ANGOLO DI APERTURA
L’angolo di apertura acaratterizza
la capacità di un’antenna di concentrare l’energia.
Esso è definito come l’angolo entro cui il campo irradiato non scende
al disotto di

Con EM indichiamo il campo nella massima direzione di radiazione.
Nelle direzioni racchiuse entro quest’angolo, la densità di potenza
(S), è maggiore o uguale alla metà della densità di potenza emessa nella
direzione di massima radiazione. Infatti quest’angolo è detto anche
“angolo di apertura a metà potenza”.
GUADAGNO DI UN’ANTENNA
Si definisce guadagno G di un’antenna nella direzione di massima direzione
il rapporto fra la potenza che dovrebbe essere irradiata da un’antenna
isotropica e la potenza dell’antenna reale in esame perché si ottenga
lo stesso campo ad una determinata distanza nella direzione di massima
radiazione.
Considerato che il radiatore isotropico irradia con uguale intensità
in tutte le direzioni, il guadagno G può essere definito anche come
rapporto della densità di potenza irradiata nella direzione di massima
irradiazione e la densità di potenza media irradiata.
G = Densità di potenza nella direzione di massima radiazione/ Densità
di potenza media irradiata
Il guadagno può essere espresso in dB G(dB) = 10 Log G
Il guadagno indica la direttività di un’antenna, cioè la capacità dell’antenna
di irradiare energia concentrandola in una direzione desiderata.
RENDIMENTO DI UN’ANTENNA
Si definisce rendimento ha
dell’antenna il rapporto fra la potenza irradiata Pi e la potenza di
alimentazione Pa che il generatore fornisce all’antenna.

Pi < Pa a causa delle perdite dovute: alla resistenza a radiofrequenza
dei conduttori costituenti l’antenna; alle potenze assorbite da eventuali
parti metalliche poste in prossimità dell’antenna.
RESISTENZA DI RADIAZIONE (Ri)
Si definisce Ri il rapporto fra la potenza irradiata Pi ed il quadrato
del valore efficace della corrente nel punto dell’antenna in cui la
corrente è massima. Tiene conto della potenza dissipata per effetto
Joule.
AREA EFFICACE (Aeff) DI UN’ANTENNA RICEVENTE
L’area efficace di un’antenna Aeff detta anche superficie equivalente,
è definita come il rapporto fra la potenza Pu disponibile all’uscita
dell’antenna, quando l’antenna sia orientata nella direzione di massima
ricezione, e la densità di potenza S dell’onda incidente:

Pu : si intende la potenza fornita dall’antenna al carico, quando
questa sia adattata al carico. L’area efficace e il guadagno di un’antenna
sono legati dalla seguente relazione.

E’ possibile determinare la potenza disponibile all’uscita di un’antenna
ricevente, di guadagno Gr, posta nello spazio libero, a distanza r da
un’antenna trasmittente di guadagno Gt, e che irradi una potenza Pi;
le due antenne devono essere orientate nelle direzioni, rispettivamente,
di massima ricezione e di massimo guadagno.

ANTENNE RICEVENTI
Le antenne in ricezione hanno le stesse caratteristiche che in trasmissione,
solo che captano energia elettromagnetica dall’onda che le investe;
valgono le stesse relazioni già viste per quelle trasmittenti.

Nei riguardi del carico Zl, un’antenna ricevente si comporta come un
generatore di forza elettromotrice V ed impedenza interna Za.
La forza elettromotrice V è data dalla relazione:

heff : Altezza efficace dell’antenna; E : Campo elettrico incidente
sull’antenna
L’ALTEZZA EFFICACE è definita come la grandezza per cui moltiplicare
il campo E per ottenere la f.e.m. indotta V, dipende dalle caratteristiche
dell’antenna. L’antenna fornisce al carico la massima potenza quando
si è in condizioni di adattamento, cioè quando: La componente resistiva
del carico è uguale alla componente resistiva dell’antenna; La componente
reattiva del carico annulla la componente reattiva dell’antenna.
POTENZA MASSIMA UTILE La potenza che capta dall’antenna: La potenza
massima trasferita al carico è ½ Pa
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